La mia tavolozza
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2024 Il ritorno dalla caccia
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Le mie tecniche

Quando iniziai negli anni 70, frequentando l’accademia, dipingevo sulla classica tela. Lo feci per un breve periodo, poi iniziai a lavorare ad olio su tavola di legno

Amando la pittura antica il mio intento era quello di capire e praticare quella tecnica che tanto mi affascinava, ma, nonostante il livello raggiunto, fui frenato da alcuni problemi di natura tecnica e contingente: in primis il reperimento di tavole di dimensioni importanti e sufficientemente stagionate, poi, la lunga preparazione ed altri problemi che derivavano dal fatto che questa tecnica era ormai quasi completamente abbandonata. 

Con grande piacere ed un po’ di stupore venni ad apprendere l’arte dell’olio su rame. Nei musei e nelle importanti mostre antiquarie mi colpivano quei piccoli dipinti realizzati con questa tecnica: olio su rame, per l’appunto; belli chiari, brillanti, pieni di fascino, in parole semplici: raffinati.

Ben presto fui preso da quella tecnica antica. Tecnica dismessa da secoli sia per il costo del metallo e, non ultimo, per le difficoltà della battitura e della levigatura delle lastre.

Per questo si lavorava, quasi esclusivamente, su dimensioni ridotte. 

I ramini, opere su piccole lastre di rame, erano qualitativamente eccelsi, al punto che molti pittori importanti studiarono e praticarono questa tecnica.
Oggi quel sistema di lavorare le lastre non è più praticato, è stato sostituito da moderne tecniche di profilatura con spessori calibrati che garantiscono levigature precise e senza difetti.

Particolare dipinto del Canaletto (1697-1768)

Oggi purtroppo le scuole di apprendimento delle tecniche pittoriche sono assai carenti od addirittura inesistenti tanto che l’autoapprendimento è quasi d’obbligo.

Solo con la costanza e la tenacia si ottengono quei risultati che ho, fin dall’inizio, sempre ricercato.

Sono un instancabile perfezionista, un cesellatore di altri tempi e, solo dopo 30 anni di lavoro ad olio su lastra metallica, ritengo di aver raggiunto un equilibrio tecnico che mi appaga. Le pitture su rame vantano un’ottima durata nel tempo, le altre tecniche su supporti di derivazione organica sono meno longevi e con lo scorrere del tempo possono perdere la loro perfezione e brillantezza originaria. 

L’impercettibile “forza” del rame coniugata con i materiali di qualità che ho sempre utilizzato rendono l’idea di ciò che intendo rappresentare con pennelli e raschietti.

Talvolta per certi particolari: cupole delle torri campanarie, secchi per lavare i panni, sorretti dalle donne, alle antiche fontane, od oggetti metallici rilucenti, tendo ad utilizzare sottili foglie d’oro o, talvolta, a raschiare il colore fino a scoprire la lastra di rame.

La mia pittura, come avrò modo dire, si ispira al vedutismo del  Canaletto ed ancor più al rococò di Zuccarelli, entrambi venziani, entrambi del settecento,  ma ancora più lontano al rinascimento fiammingo caratterizzato dall’uso dei colori ad olio ed una grande cura dei particolari (Van Dick, Bruegel …).

Una scelta controcorrente rispetto alle avanguardie contemporanee.

Le mie sono scene di vita, ispirate a racconti biblici, storici e popolari, ricche di particolari, di personaggi, animali, antichi arnesi, oggetti in una coreografia che mi ispira e vorrebbe ispirare nell’osservatore un senso di serenità ed armonia.

Uno sguardo a ritroso senza una vera e propria collocazione temporale ma, questo è certo, lontano dalla frenesia contemporanea.

Il tutto sul rame che nel tempo conserverà il sapore di questo mondo semplice e genuino, ormai scomparso.

Danilo Pozzatti
Casa Gadenta, Via Bevia, 15 Bresimo (TN)
Cell. 338 526 8885

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